1986 – 1990 Segno ravvicinato

È da questo momento che nella mia ricerca si verifica una specie di fusione di due elementi che vivevano come parti distìnte, ben definite e separate: il mio ‘essere’ ed il ‘fare’.

Prima il segno era uno strumento per passare da una dimensione all’altra, per contrapporsi alle forme, per metterle in contrasto o accettarle, e il quadro era una superfìcie sulla quale costruivo un racconto che percepivo dall’esterno di esso.

Ora è l’opera stessa che mentre viene a formarsi mi dà le idee per poterla portare a termine, o mi suggerisce l’opera successiva; è come se i pensieri partissero dall’interno di un’opera non ancora realizzata.

Ora non avverto più la dicotomia tra l’essere ed il fare, come se il lavoro attuale mi avesse portato ad un più alto grado di unità fra l’interno e l’esterno, fra il soggetto e l’oggetto.

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Interno / Esterno